sabato 11 settembre 2010

Londra


Dopo tanto tantissimo tempo... non un nuovo post, ma almeno qualche foto. Signore e Signori, Londra!


venerdì 6 novembre 2009

Sindrome di Stendhal

Io c'ero, e posso ora dire di sapere cosa provò Stendhal a Firenze. Quando uscivo in "stato confusionale" dal Madison Square Garden a New York, era senza dubbio la sua sindrome ad aver colpito.

martedì 8 settembre 2009

domenica 6 settembre 2009

Praga, Dresda e Berlino

I giorni di Praga sono finiti. Ne restano in realtà altri due, dopo una settimana di vacanza a casa. Ma posso dire che difficilmente cambieranno l'idea che della città mi sono fatto nel corso dei due mesi trascorsi lì.
Diciamo pure che, fin dall'inizio, non c'è stata una gran sintonia con Praga e con i suoi abitanti. Ora, lungi da me scadere in generalizzazioni e luoghi comuni. Così come ci sono genovesi generosi, emiliani di destra e napoletani che non suonano il mandolino, ci dovranno pure essere, sono sicuro che ci siano, praghesi che sorridono. Peccato solo non averli mai incontrati.
Di ceco affabile se ne incontra sì qualcuno, ma si scopre di solito presto che viene dalla Moravia del Sud e che i praghesi non gli piacciono poi tanto.
Nella mia prima settimana a Washington, sono andato una volta in un caffè a mangiare e ho chiesto acqua a temperatura ambiente. Quando sono tornato la seconda volta, ricordavano la mia richiesta di qualche giorno prima e sapevano cosa servirmi da bere.
Nel bar dove qualche volta sono andato a vedere le partite, la seconda volta che ci entravo sapevano che ero italiano e tifavo Juve.
Per non parlare dell'Italia, dove alla terza volta saprebbero dove abito, di chi sono figlio, chi frequento e chi ho frequentato ecc.
A Praga, nei primi giorni, ho subito trovato il Cafe Pavlac: a due passi da casa, WiFi gratis, birra a 35 corone (1.35€!), belle insalate e crepes. Ci sono andato con una certa frequenza, sia per piacere che per necessità quando la connessione Interne a casa non funzionava. Ho distribuito sorrisi e mance e ci ho passato ore. Le cameriere del Cafe Pavlac ancora non sanno, quando mi vedono, che non parlo ceco e ho bisogno di un menu in inglese.
In particolare, di una si dice che abbia sorriso l'ultima volta nel 1993, ma alcuni sostengono si trattasse di una contrazione involontaria.
Non voglio azzardare ipotesi sulle ragioni di questa mancanza di sorriso dei praghesi, se siano ferite della Storia o il freddo, la magia nera o questa abitudine locale di trasformarsi in insetti da un giorno all'altro. Dirò solo che questa è l'impressione che io ho avuto in questi due mesi.
Ovviamente, nulla da dire quanto allo splendore architettonico e al fascino indiscutibile Praga.

Sarà stato per il confronto con i cechi, ma nel fine settimana passato a Berlino, i tedeschi (no, dico, te-de-schi!) mi hanno trasmesso il calore e l'accoglienza di un popolo mediterraneo.
La mia prima esperienza in Germania non era stata altrettanto positiva a dire il vero. Il poliziotto tedesco, sul treno per Dresda, con una divisa di un verde orribile e la piccola testa paffuta in cima a un corpo tozzo e grasso, ignorando la clemenza (flessibilità?) del suo collega, si gira e rigira nelle mani sudaticce la mia patente di guida. "Da qui non posso sapere che sei italiano". Va bene, hai ragione splendido esemplare di pura razza ariana, ma... sono qui con tutta la mia famiglia, tutti con documento di identità, tutti italiani. Andiamo a Dresda per un giorno e entro sera siamo fuori dalla Germania. Niente da fare, si intasca il mio documento e se ne va: "Ritorniamo appena arrivati a Dresda". E a Dresda torna, ancora più sudato, comincia a telefonare a qualche superiore per chiedere come comportarsi. "Ja, ja... ja...". Chiude il telefono e sentenzia "Questo documento non va bene. Per questo errore dovrai pagare 25 €". Il treno arriva e scendiamo, la scena continua sul binario.
"Adesso, dovrai andare a richiedere un pass di emergenza alla stazione di polizia". I rivoli di sudore si moltiplicano quando gli chiedo a cosa mi serva questo pass. "Ti serve, è un pass di emergenza. Ma per me 25€... e per me bene", nel suo inglese stentato. Va bene, poliziotto tedesco, tieni 25€ e lasciami andare a visitare Dresda in pace.

A Berlino passo invece un fine settimana.
Giro Berlino in bicicletta e mi ritrovo in un grande parco dove la gente spontaneamente si raccoglie per suonare, giocare, fare murales, esibirsi in numeri di giocoleria. Quella che era Berlino Est è oggi probabilmente la parte più interessante e viva della città. Lì ci trovo una mostra, allestita in una centrale elettrica dismessa (e di cui la parte più interessante è in effetti la centrale di per sè, con la vecchia "stanza dei bottoni").
Sotto la porta di Brandeburgo ci si può fare la foto coi soldati, uno americano e uno russo (ma anche con Arlecchino, qualche personaggio di Startrek etc...). Mentre a Checkpoint Charlie potete rifocillarvi da Snackpoint Charlie oppure informarvi per un viaggio in Repubblica Ceca nell'ufficio informazioni Czechpoint Charlie. Insomma, come avrete capito, questi sono i luoghi in cui il turista detta legge e da cui, ovviamente, io mi sono limitato a passare velocemente.
Camminare dove un tempo sorgeva il Muro dà una certa emozione, mentre vedere che sotto la scritta "Alexander Platz" campeggia oggi quella "McDonald" fa pensare ai lati positivi del vecchio Mondo diviso in due.
Berlino è una città brulicante di gente e con una intensa vita culturale, splendida da visitare, ma anche intrigante da viverci. Bisognerebbe però ritornarci d'inverno e vedere se sotto lo zero mantiene la stessa vivacità...

sabato 1 agosto 2009

Praga, sulle orme di Černý

Dopo tre settimane di intenso lavoro, il primo sabato libero qui a Praga... Già Praga, per chi non lo avesse capito dal post precedente, sto trascorrendo la mia estate lavorando a un progetto della World Bank in Repubblica Ceca.
Il primo impatto con la città non è stato particolarmente positivo. Principalmente per il tanto lavoro, ma anche perchè i ricordi e le aspettative erano molto elevate e in parte sono state per ora deluse.
Dieci anni fa Praga, da poco apertasi all'Occidente, era una città affascinante e conservava la sua proverbiale atmosfera misteriosa. Per quanto Mc Donald avesse già iniziato a deliziare i palati locali e quelli dei turisti, a Praga si aveva ancora la sensazione di essere in un posto "diverso". Ricordi che sfumano, chiaramente, e cose viste con altri occhi... ma Praga dieci anni fa mi sembrava una "città dell'Est", ora è una città Occidentale, più nel bene direi che nel male.
La Città Vecchia è stata venduta al Turista, deturpata da negozi di souvenir, cambiavalute e intrattenimenti vari. Il centro di Praga sembra un parco divertimenti, un non-luogo alla mercè del Turista e abbandonato dai locali. Si descrive spesso Praga come un luogo da fiaba: il problema è che il lettore è diventato il protagonista della fiaba e gli altri personaggi sono scappati; di fiaba sono rimasti i luoghi, ma non certamente l'atmosfera, non in alta stagione almeno. Praga, insomma, è diventata un altro esempio di luogo inquinato da una delle industrie con l'impatto più disastroso, capace di trasformare "l'oro in stagno". Praga, divorata dal Turismo, non ha più il fascino di un tempo.
Queste le impressioni del primo giro, una settimana fa, per l'itinerario classico dalla piazza dell'orologio al Castello.
Oggi allora ho deciso per un itinerario alternativo, sulle orme di David Černý, artista locale noto per le sue provocazioni. Ho inziato dal mio quartiere, Žižkov, in Praga 3, la zona "alternativa" o se preferite bohemienne della città. A pochi isolati da casa mia svetta la Torre della Televisione, edificio più alto di Praga, su cui si arrampicano a gattoni giganti Miminka (bambini) bronzei, opera di Černý.
Mi incammino poi verso Mustek, in centro. Nella galleria Lucerna, appesa al soffitto, c'è un'altra nota scultura di Černý, "Horse" che ritrae il Re Venceslao seduto sul suo cavallo appeso a testa in giù.
La passeggiata continua alla ricerca dell'uomo sospeso su via Husova, altra statua che però non vedo (non sarebbe il primo caso di opera di Černý rimossa, ma mi riprometto di indagare più a fondo).
La prossima tappa, attraversato il ponte Carlo, è il ristorante Hergetova Cihelna, non per fame, ma perchè nel giardino si trova una delle opere più note di Černý. Piss, una fontana raffigurante due uomini che urinano in una pozzanghera a forma di.... Repubblica Ceca. Non posso fare a meno di pensare a una variante italiana e ai volti che si potrebbero dare ai due uomini se la pozzanghera avesse forma di Stivale.
Lascio le orme di Černý per un attimo e mi dirigo verso l'Ambasciata francese, per vedere il muro di John Lennon. Nel 1980, dopo l'omicidio di Lennon, comparse un suo ritratto su questo muro. La polizia non riuscì mai a identificare il responsabile di questo crimine efferato, e oggi il muro è ricoperto di scritte e disegni inneggianti alla pace, a John Lennon, ai Beatles, citazioni di canzoni ecc. Accanto a queste anche più profondi pensieri sul tema "oh guarda, qualcuno ha scritto su questo muro, ora ci scrivo anche io".
La tappa successiva è l'Ambasciata tedesca, dietro la quale dovrebbe sorgere Quo Vadis, una statua di Černý raffigurante un'automobile con le gambe. Non trovo neanche questa statua, ma mi godo la vista di Praga e del Castello dall'alto.
Ultima tappa è Náměstí Kinských, un tempo nota come Piazza dei Carri Armati Sovietici, dove in onore dell'esercito russo che liberò Praga dai Nazisti nel 1945, campeggiava un carro armato sovietico. Nel 1991 Černý, in segno di protesta e per mettere in ridicolo i sovietici, dipinse il carro armato di rosa. Per questo fu arrestato e il carro armato ridipinto, finchè un gruppo di parlamentari Cecoslovacchi non lo dipinse nuovamente di rosa e ottenne la scarcerazione dell'artista. Il carro armato rosa fu rimosso dopo le rimostranze di Mosca. Ora resta la piazza, ma mi sembrava giusto passarci per completare questo tour sulle orme di Černý...

Domani le foto.