domenica 16 marzo 2008

Washington, i proiettili e i colori della metro

Sono tornato oggi in uno dei primi posti che ho frequentato al mio arrivo qui a Washington: lo Steam cafe, un piccolo locale sulla 17th NW, all'angolo di R street.
Ci sono andato spesso durante la prima settimana qui, perché era molto vicino all'hotel dove dormivo. Il posto è accogliente: un bancone con sgabelli e la vetrina dei dolci, una decina di tavolini nella sala e ampie vetrate che si affacciano sulla 17th.
Siamo nella Dupont Circle area, una delle più "chic" di Washington. Siamo nel nord ovest di DC: certamente non si tratta di una delle zone che contribuiscono a fare della capitale una delle città americane con il più alto tasso di omicidi. 13esima nel 2005 con 35,4 omicidi ogni 100'000 abitanti, DC detiene record passati ben più alti e in alcuni anni ha conquistato il primato in questa speciale classifica.
In tempi non molto lontani Washington era una città violenta e razzista. Bill Bryson in "The lost continent" riporta i suoi ricordi di infanzia legati alla capitale, una città afosa e sporca, in cui una volta vide un uomo che era stato sparato alla testa e giaceva a terra in una pozza di sangue. Una città in cui mentre i bianchi mangiavano seduti ai tavoli, i neri ordinavano da portare via e se ne andavano a mangiare a casa, in macchina o per strada.
Certo oggi non è più così. Washington viene descritta a ragione come una città molto pulita e, soprattutto, non è poi così calda come la ricorda Bryson, i cui ricordi di infanzia sono legati esclusivamente alle vacanze estive in Agosto!
A parte questo, gli omicidi restano tanti, la disputa sulle armi da fuoco ancora all'ordine del giorno (attualmente si attende una decisione della Corte Suprema sulla decisione di DC di bandire le pistole, una decisione ragionevole che si scontra contro l'emendamento "western" che sanziona fra i diritti del cittadino americano quello di portare armi e soprattutto contro le lobby di chi le armi le produce); sono passati in fondo solo 10 anni da quando si decise di cambiare nome alla squadra di basketball per prendere le distanze dalla violenza dilagante e i "Bullets" (proiettili) diventarono i "Wizards" (maghi).
E non si può neanche dire che Washington sia una grande esempio di integrazione razziale. Provate a fare un giro in metro e vedrete come cambiano le facce e i colori e i suoni a seconda della linea su cui vi trovate e della direzione in cui andate.
Sulla linea gialla, che passa per Chinatown, ci trovate più asiatici. Sulla blu e sull'arancione, che vengono dalla Virginia, quasi tutti bianchi (che in Virginia sono il 73%, mentre in DC sono meno del 40%). Anche la rossa è a maggioranza bianca, ma qui si sente un po' di più lo spagnolo. La verde è la linea che va nel sud est della città, la zona più degradata e ancora oggi pericolosa: sulla verde i neri sono la maggioranza assoluta.
La mancanza di una vera e propria integrazione razziale nella città la si nota anche nella rarità di coppie miste: non è facile vedere un bianco mano nella mano con una nera, o un asiatico con una bianca, o un ispanico con una asiatica...
Per non parlare, poi, della divisione nella vita notturna: Georgetown bianca come le limousine che scorrazzano frotte di ragazzini "bene" da un locale all'altro; Adams Morgan giusto un po' meno bianca di Georgetown (ma soprattutto senza ragazzini in limousine, il che la rende molto più piacevole!); U Street e Chinatown nere; la Virginia bianca bianca.
Beh, sia chiaro, la divisione è in realtà meno netta di come la sto presentando qui, però in fin dei conti c'è e si fa sentire.

Ma da dove avevo iniziato?! Ah giusto, lo Steam cafe...

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Sempre interessanti le tue descrizioni e le tue osservazioni. Riesci a cogliere i tratti e le sfumature di ciò che ti circonda. Bravissimo!
Marilena

marco ha detto...

grazie grazie
un giudizio non proprio obiettivo... ma si sa che anche a scuola contano tanto le cosiddette "simpatie". eh eh eh :-))

marilena ha detto...

nessuna simpatia condizionante. Un giudizio assolutamente obiettivo.
Marilena

Cicabuma ha detto...

Un altro viaggio negli U.S.A., anche se solo con l'immaginazione supportata dalle tue bellissime descrizioni...
Posta qualche foto, se puoi e vuoi, che dici???
Francesca

marco ha detto...

ciao francesca! grazie come i commenti, sempre troppo buona... nel prossimo post ci sarà qualche foto, le avevo già pronte ;)