Dopo tanto tantissimo tempo... non un nuovo post, ma almeno qualche foto. Signore e Signori, Londra!
sabato 11 settembre 2010
venerdì 6 novembre 2009
Sindrome di Stendhal
martedì 8 settembre 2009
domenica 6 settembre 2009
Praga, Dresda e Berlino
domenica 2 agosto 2009
Praga, sulle orme di Černý / 2
sabato 1 agosto 2009
Praga, sulle orme di Černý
Il primo impatto con la città non è stato particolarmente positivo. Principalmente per il tanto lavoro, ma anche perchè i ricordi e le aspettative erano molto elevate e in parte sono state per ora deluse.
Dieci anni fa Praga, da poco apertasi all'Occidente, era una città affascinante e conservava la sua proverbiale atmosfera misteriosa. Per quanto Mc Donald avesse già iniziato a deliziare i palati locali e quelli dei turisti, a Praga si aveva ancora la sensazione di essere in un posto "diverso". Ricordi che sfumano, chiaramente, e cose viste con altri occhi... ma Praga dieci anni fa mi sembrava una "città dell'Est", ora è una città Occidentale, più nel bene direi che nel male.
La Città Vecchia è stata venduta al Turista, deturpata da negozi di souvenir, cambiavalute e intrattenimenti vari. Il centro di Praga sembra un parco divertimenti, un non-luogo alla mercè del Turista e abbandonato dai locali. Si descrive spesso Praga come un luogo da fiaba: il problema è che il lettore è diventato il protagonista della fiaba e gli altri personaggi sono scappati; di fiaba sono rimasti i luoghi, ma non certamente l'atmosfera, non in alta stagione almeno. Praga, insomma, è diventata un altro esempio di luogo inquinato da una delle industrie con l'impatto più disastroso, capace di trasformare "l'oro in stagno". Praga, divorata dal Turismo, non ha più il fascino di un tempo.
Queste le impressioni del primo giro, una settimana fa, per l'itinerario classico dalla piazza dell'orologio al Castello.
Oggi allora ho deciso per un itinerario alternativo, sulle orme di David Černý, artista locale noto per le sue provocazioni. Ho inziato dal mio quartiere, Žižkov, in Praga 3, la zona "alternativa" o se preferite bohemienne della città. A pochi isolati da casa mia svetta la Torre della Televisione, edificio più alto di Praga, su cui si arrampicano a gattoni giganti Miminka (bambini) bronzei, opera di Černý.
Mi incammino poi verso Mustek, in centro. Nella galleria Lucerna, appesa al soffitto, c'è un'altra nota scultura di Černý, "Horse" che ritrae il Re Venceslao seduto sul suo cavallo appeso a testa in giù.
La passeggiata continua alla ricerca dell'uomo sospeso su via Husova, altra statua che però non vedo (non sarebbe il primo caso di opera di Černý rimossa, ma mi riprometto di indagare più a fondo).
La prossima tappa, attraversato il ponte Carlo, è il ristorante Hergetova Cihelna, non per fame, ma perchè nel giardino si trova una delle opere più note di Černý. Piss, una fontana raffigurante due uomini che urinano in una pozzanghera a forma di.... Repubblica Ceca. Non posso fare a meno di pensare a una variante italiana e ai volti che si potrebbero dare ai due uomini se la pozzanghera avesse forma di Stivale.
Lascio le orme di Černý per un attimo e mi dirigo verso l'Ambasciata francese, per vedere il muro di John Lennon. Nel 1980, dopo l'omicidio di Lennon, comparse un suo ritratto su questo muro. La polizia non riuscì mai a identificare il responsabile di questo crimine efferato, e oggi il muro è ricoperto di scritte e disegni inneggianti alla pace, a John Lennon, ai Beatles, citazioni di canzoni ecc. Accanto a queste anche più profondi pensieri sul tema "oh guarda, qualcuno ha scritto su questo muro, ora ci scrivo anche io".
La tappa successiva è l'Ambasciata tedesca, dietro la quale dovrebbe sorgere Quo Vadis, una statua di Černý raffigurante un'automobile con le gambe. Non trovo neanche questa statua, ma mi godo la vista di Praga e del Castello dall'alto.
Ultima tappa è Náměstí Kinských, un tempo nota come Piazza dei Carri Armati Sovietici, dove in onore dell'esercito russo che liberò Praga dai Nazisti nel 1945, campeggiava un carro armato sovietico. Nel 1991 Černý, in segno di protesta e per mettere in ridicolo i sovietici, dipinse il carro armato di rosa. Per questo fu arrestato e il carro armato ridipinto, finchè un gruppo di parlamentari Cecoslovacchi non lo dipinse nuovamente di rosa e ottenne la scarcerazione dell'artista. Il carro armato rosa fu rimosso dopo le rimostranze di Mosca. Ora resta la piazza, ma mi sembrava giusto passarci per completare questo tour sulle orme di Černý...
Domani le foto.
mercoledì 15 luglio 2009
mercoledì 17 giugno 2009
ARCI: Campi di lavoro e conoscenza in Algeria e Libano
Per tutti quelli che non sanno ancora cosa fare della loro estate e per chi è interessato a conoscere meglio un mediterraneo diverso, vi invio le proposte dei nostri campi in Algeria e Libano.
I campi in Libano e in Algeria offrono l’occasione di conoscere da vicino aspetti della società civile, realtà di promozione sociale, siti di interesse culturale e turistico, nonché di collaborare direttamente a progetti di solidarietà e di cittadinanza attiva.
Campo di lavoro e conoscenza in Algeria L’Arci organizza per la prima volta quest’estate un campo di lavoro e conoscenza in Algeria, ad Orano.
Il Campo è organizzato con l’Associazione Santé Sidi El Houari e si colloca all’interno del progetto promosso dall’associazione “una scuola di cittadinanza”.
Il periodo previsto è dal 15 al 30 luglio. Il programma è articolato in 4 sezioni:1) lavoro volontario sul luogo che ospita l'Associazione [Un grande ospedale militare francese dell'800, restaurato per meno di un terzo] e intorno al quale l’associazione è nata nel 1992; 2) partecipazione a laboratori culturali, tra i quali: musica arabo-andalusa, calligrafia araba, gastronomia algerina e storia del patrimonio nazionale; 3) partecipazione a visite guidate dei monumenti di Orano e delle città vicine; 4) ……bagni in mare
Tutte le attività verranno riprese attraverso filmati e fotografie, per realizzare una sorta di documentario finale del progetto. La quota di partecipazione è fissata in 900 euro.La domanda di partecipazione va inviata alla mail campidilavoro@arci.it entro il 25 giugno
Campo di lavoro e conoscenza in Libano. In Libano, grazie al lavoro che Arci sta svolgendo in loco da diverso tempo, abbiamo potuto organizzare un campo che tenterà di rappresentare i tanti volti del Libano di oggi.Il periodo previsto è dal 1 al 15 agosto.
Questo è il programma di massima previsto:visita della città di Beirut e dintorni: in particolare è prevista la visita della linea verde e dei quartieri da essa divisi, di moschee e chiese principali, di edifici storici di particolare rilievo e dei musei.visita alla città di Tiro: comprende la visita ai principali siti archeologici cittadini, al mercato tradizionale (Suq) e al porto dei pescatori.attività con i bambini nel campo profughi palestinese di Shatila: teatro del tristemente famoso massacro del 1982, il campo ospita un piccolo centro culturale giovanile, presso cui avranno luogo le attività di scambio e conoscenza previste. Nel campo estivo di Aley, con la stessa organizzazione partner a Shatila, parteciperemo ad un workshop sul Mount Liban, in occasione del raduno annuale internazionale dei giovani palestinesi.Visita al sito archeologico di Baalbek, Valle della Beqaa.Visita al villaggio di Hermel: la visita comprende la conoscenza dei progetti di Arcs a Hermel (cooperativa Assyndiane e progetti con i rifugiati iracheni).
In particolare i partecipanti soggiorneranno presso il B&B gestito dalla cooperativa di Assyndiane con visita guidata delle zone circostanti e degustazione dei piatti tipici della tradizione locale.
Conoscenza e interviste con esponenti di diverse associazioni locali.Partecipazione al campo estivo per artisti locali organizzato dalla ULDY, in cui i partecipanti potranno conoscere giovani provenienti da tutto il paese. La quota di partecipazione è fissata in 950 euro.La domanda di partecipazione va inviata alla mail campidilavoro@arci.it entro il 25 giugno.
giovedì 5 marzo 2009
How y'all doin'?
Incoronata capitale mondiale della musica dal vivo, città al Mondo con la più alta percentuale pro capite di musica live, città "alternativa", meta di autostoppisti e hippies. Questa è Austin, capitale del Texas, dove la gente per strada ti saluta e negli autobus ti parla e quanto ci si incontra ci si dice cose strane tipo "hey, how y'all doin'?" o "hi y'all!".
Insomma, un posto da vedere e vivere, da South Congress Ave con i suoi caffè e il Continental Club e i negozi di stivali da cowboy, all'imponente sede del Cogresso in "stile Washington". Dal barbecue di "Iron Works" alla mitica serata di "Chicken Shit Bingo" del Ginny's Little Longhorn Saloon.
Qualche foto sperando di rendere almeno un po' l'atmosfera...
domenica 1 febbraio 2009
Chinese New Year Parade, Chinatown DC
Qualche foto dalla parata di questo pomeriggio, a Chinatown, per celebrare il Capodanno Cinese.
Copritevi le orecchie per i fuochi d'artificio!!! ....anzi no, potete non coprirle affatto perchè c'è una fuga di gas e il capo dei vigili del fuoco ha deciso che non è il caso di accendere la miccia...
mercoledì 28 gennaio 2009
domenica 25 gennaio 2009
La Storia... vista da Puerto Rico
Un anno, forse più, in attesa che finisse il calvario della presidenza Bush.
Da quella notte di festa del 4 novembre, in attesa che i miei nuovi vicini finalmente mettessero piede nella Casa Bianca.
Più di due mesi ad aspettare questo momento storico, consapevole che un giorno avrei potuto raccontare ai miei nipoti che quando Barack Obama diventava il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d'America, il primo nero, io c'ero!
...beh, ai miei nipoti dovrò raccontare qualcos'altro...
Mentre la Storia faceva il suo corso a pochi isolati da casa mia, io mangiavo costolette di maiale a "La Bombonera" in Calle San Franisco a San Juan Viejo, Puerto Rico.
Non capita spesso di avere quattro giorni di vacanza uno dietro l'altro; e poi il freddo, la confusione, il tutto per assistere alla Storia che si compie su un maxi schermo? Il tutto per poi raccontarlo a dei pargoli che, nella migliore delle ipotesi, non vedrano la luce prima di una cinquantina d'anni, e magari mentre io starò lì a raccontare rideranno pure sotto i baffi del nonno rimbabito che racconta sempre le stesse storie? Thanks, but no thanks!
Ho scelto il mare e il sole e la spiaggia caraibica di Puerto Rico, e non posso certo dire di essermene pentito.
Trascorro il primo giorno a San Juan, la capitale di questa piccola isola, territorio degli Stati Uniti e serbatoio di giovani ispanici da mandare alla guerra. Ce n'è diversi con me sull'aereo da Atlanta, e vengono accolti dalle famiglie con grande entusiasmo. In verità, tutti i passeggeri vengono accolti con un calore e clamori che non vedi, solitamente, all'uscita degli aeroporti washingtoniani.
A San Juan è in corso la Fiesta de la Calle San Sebastian: un fiume di gente nelle strade, con percussioni e trombe ad ogni angolo, a suonare e danzare, a bere e mangiare empanadas, fritte per la strada inondata dal profumo. Mentre sul grande prato che porta al forte in riva al mare, i bambini fanno volare gli aquiloni finchè non fa buio.
Gli altri due giorni li passo a Culebra, una minuscola isola a un'ora e mezzo di traghetto da Puerto Rico. Le foto (nel prossimo post) dicono di più di questo piccolo paradiso terrestre di quanto non possano dire le parole. Dirò solo che a due passi dal piccolo porto c'è "The Spot", dove un italo-svizzero e sua moglie servono pocket pitas e caffè espresso e garantiscono che si vive meglio in questo pezzo di terra di 11 chilometri per 5 in mezzo all'Atlantico che a Lugano.
Il tempo di tornare arriva troppo presto. Sul volo da San Juan ad Atlanta il cielo offre lo spettacolo di un coloratissimo tramonto, ignorato dagli occhi dei passeggeri fissi su schermi vari, come ipnotizzati dalla tecnologia, e impegnati a produrre ogni sorta di beep e click. Almeno finchè anche il tramonto non lo venderanno su iTunes...
lunedì 5 gennaio 2009
Ad Alex Hayun Lee, che dalla cima di un colle ora guarda la Virginia
Signore, il suo sentiero
quando a Te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo Cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle
(Fabrizio De Andrè - Preghiera in Gennaio)
giovedì 4 dicembre 2008
Miami, FL
Dopo tanto tempo un nuovo viaggio e un nuovo post.
Mi alzo una mattina, circa un mese fa, con in testa l'idea di partire, destinazione Miami! La selezione è per esclusione: non ho abbastanza tempo per la California, non ho voglia del vento di Chicago, mi risparmio volentieri il gelo che in questa stagione comincia ad avvolgere Boston.
Dopo quasi un anno intero trascorso a Washington, Miami è la scelta giusta! Trovata ottima offerta per il volo e ostello a due isolati dalla spiaggia: il "Thanksgiving Weekend" si passa in Florida.
Memore della mia esperienza di New Orleans, cerco racconti di chi è passato prima di me per Miami, evitando guide turistiche e itinerari preconfezionati per i consumatori di questa distruttiva industria che è il turismo di massa.
La ricerca non dà, tuttavia, i risultati sperati: sembra che su Miami non sia stato scritto granchè. Mi accontento di qualche indicazione di carattere culinario e di un paio di nomi di parchi naturali appuntati sul taccuino. Guardo un paio di episodi di CSI in cerca di "landmarks" e impaziente di raggiungere la nuova meta (al mio ritorno ho poi scoperto un'altra serie TV, stesso genere e stessa città, ma molto più bella e che consiglio: "Dexter").
La prima mattina a Miami Beach è deludente. Dopo un breve giro di ricognizione comincio a chiedermi "perchè questo posto è così famoso e piace a tanti? e soprattutto cosa ci sono venuto a fare?". Ci sono locali notturni e ristoranti, tanti negozi e la spiaggia. Poco da fotografare, niente da esplorare o scoprire: è tutto lì, già pronto e servito.
La decisione allora è presa: spiaggia, sole e mare. Miami non ha niente di speciale in realtà, non è una città stimolante e più volte ho sentito associare la parola "superficiale" a questo posto. Non sembra esserci una vita culturale particolarmente attiva (eccezion fatta per qualche evento annuale come Art Basel attualmente in corso e un festival di musica elettronica o qualcosa di simile).
Miami è però senz'altro una città divertente, in cui godersi la spiaggia e la vita notturna. Una volta capito questo la mia vacanza diventa molto piacevole e rilassante, quello che ci vuole dopo un anno e soprattutto un'estate intera di lavoro.
Ho passeggiato su Ocean Drive e Lincoln Road, sorseggiato un Martini Dry al "super chic" Delano Hotel e mi sono goduto l'idromassaggio con vista sulla baia e sui palazzi di Downtown a casa di amici.
Da Puerto Sagua, su Collins Ave, ho fatto colazione con "cafe con leche", che per qualche motivo agli americani non viene mai di chiamarlo in inglese ("caffelatte, what is that? milk and coffee? who would have ever thought? milk and coffee mixed together, what an amazing drink!" Larry David): la stessa cosa che bevo ogni mattina, ma a Miami la si chiama in spagnolo, a New Orleans in francese e da Starbucks in italiano.
Ho fatto per la prima volta il bagno in un Oceano; ho percorso 14 miglia in bici su una strada circondata da paludi nella Shark Valley dell'Everglades Park, con gli alligatori a prendere il sole e a quanto pare non molto interessati dalle potenziali prede sue due ruote.
Ho visto il tramonto dalle "Keys" e i pellicani pescare nel mare; i vecchi esuli cubani che qualche mese fa festeggiavano la 'fine' di Castro giocare a domino e fumare il sigaro sulla Calle Ocho a Little Havana. Ho mangiato "ropa vieja" e bevuto "batido de mamey" e posso dire adesso di essere stato anche nel Nord del Sud America, nella "Big Orange", nel Sunshine State, in Miami, FL.
mercoledì 5 novembre 2008
venerdì 3 ottobre 2008
lunedì 18 agosto 2008
Le Olimpiadi a stelle strisce
Intanto, da qui a Pechino ci sono 12 ore di fuso orario e allora quasi tutto è già successo quando la mattina apri le pagine web e vai a cercare le notizie.
E le notizie sulle pagine web americane parlano solo degli atleti americani.
In Italia non abbiamo idea di cosa sia il nazionalismo, il patriottismo o come dir si voglia. C'è il legame ai colori azzurri, certamente; si seguono i nostri atleti, le nostre nazionali più di quelle degli altri, si esaltano i nostri campioni e via dicendo. Ma a leggere i giornali e sentire le TV da queste parti ci sembrerebbe di essere tornati indietro di settanta anni, all'esaltazione fascista della Patria Italia.
Personalmente non ho grande simpatia per le patrie, "nei miti della Patria Dio è morto" cantava il poeta... E ho qualche altra citazione sulla punta della lingua in fatto di patria, ma adesso non mi viene ("imagine there's no countries"? no, ce n'è anche un'altra).
La Patria qui è ovunque. Le bandiere nazionali che da noi si vedono solo quando vinciamo i mondiali di calcio e garriscono davanti ai palazzi istituzionali, qui le mette la gente davanti alla porta di casa.
Gli stadi e i palazzetti dello sport ne sono pieni e si canta l'inno prima dell'inizio di ogni partita di qualunque sport, giù il cappello dalla testa e sguardo fiero rivolto alla bandiera.
Ora, fin qui niente da obiettare, Paese che vai usanza che trovi...
Ma che dire del fatto che loro il medagliere lo fanno in modo da essere primi? La Cina è prima, attualmente, perchè ha vinto più ori, si sa! Viene prima chi ha vinto più ori, poi a parità si contano gli argenti e a parità i bronzi... Loro no! Loro contano solo il totale delle medaglie. Perchè? Per mettere la loro bella bandierina prima nel medagliere!
...e anche qui, non siamo d'accordo, ma ci si può adeguare...
Ma c'è una cosa, e qui chiudo, che davvero non si può accettare.
I 100 metri, dai tempi di Ben Johnson e Carl Lewis non ho mai perso la finale dei 100 metri. Ho atteso a volte ore e ore in piena notte per quei 10 secondi che decretano l'uomo più veloce del Mondo.
Quest'anno black out totale: Tyson Gay, l'americano fra i favoriti, esce in semifinale. La finale non vale la pena di essere vista. Niente diretta, niente differita, niente traccia nei notiziari. Solo dopo qualche ora la notizia e qualche foto su Internet.
Un record del mondo battutto in maniera spettacolare da un tal signor Bolt... Ma è giamaicano: la partita di hockey su prato femminile è decisamente più interessante, gioca la nazionale del più grande Paese del Mondo!
martedì 22 luglio 2008
Gli americani e la Geografia
giovedì 3 luglio 2008
Premio Brillante Weblog
Inaspettato e graditissimo, mi è stato virtualmente consegnato il "Brillante Weblog 2008".Ringrazio di cuore Francesca "Cicabuma" per il riconoscimento e le belle parole spese.
Il BRILLANTE WEBLOG è un premio attribuito a quei blog che si sono distinti per i contenuti o per l'estetica, con l'intento di promuoverli e incoraggiarne la diffusione virtuale.Adesso, da regolamento, dovrei procedere a nominare ben 7 blog, ma non credo che raggiungerò il numero previsto. In ordine alfabetico premio:
Le regole sono queste:
1. Chi viene "nominato" deve scrivere un post sull'argomento, citando l'autore della nomina e indicando il link del suo blog.
2. Nominare a propria volta almeno 7 blog, indicandone nell'articolo i link e avvisando i lor gestori del premio.
3. Esibire, ma questo è facoltativo, il profilo-foto di chi ha nominato e di chi è stato nominato.
- cairoli.simplicissimus.it: pieno di chicche in giro per il Mondo, scritto bene e bei colori;
- cicabuma.blogspot.com: un blog colorato e spensierato, sognante e rilassante; non lo premio solo per ricambiare, ma perché leggerlo è davvero sempre un piacere;
- dirigentemente.blogspot.com : un blog molto interessante soprattutto per chi si occupa di scuola, ma ricco di spunti anche sull'attualità;
- macchinepensanti.blogspot.com: il blog di un amico, nato da poco ma con un ottimo esordio, lo premio anche per incitarlo a continuare;
- viaggiesapori.blogspot.com: già il titolo vale il premio; bellissime foto di piatti che sembrano squisiti, ma è un sito da acquolina.
giovedì 26 giugno 2008
New Orleans / 7
Compro un disco firmato "Preservation Hall" e un kazoo da una delle poche bancarelle interessanti. Prendo anche qualcosa da un hippy, che ha magliette, vestiti, bandane con colori psichedelici e fa braccialetti con pietre e perline.
Caratteristiche di New Orleans sono le cosiddette "streetcar", i vecchi tram che sono ancora uno dei mezzi principali per muoversi nella città. Ne prendo una per andare al "Bayou Boogaloo Jazz Festival". In molti mi hanno consigliato i "Soul Rebels", che suonano alle 19. Ci sono tre palchi, è pieno di gente di tutti i colori e le età. Si balla, si beve, si mangia, si ascolta la musica seduti sul prato. Colpisce l'eterogeneità della platea e soprattutto la presenza di persone anziane che sembrano faticare a ogni passo, ma non volerne sapere di perdere l'occasione di un nuovo concerto. C'è una bella atmosfera e mi viene voglia di tornare per l'altro festival, il più noto, leggendario, "Jazz Fest".
Nel libro di Walker avevo letto di "Donna's", un locale ai confini del French Quarter. Ci ho passato l'ultima sera in città. Forse è stato il momento in cui più ho sentito "il jazz". Non è tanto l'esecuzione in sè, ma l'atmosfera, il rapporto che questi musicisti creano col pubblico, o meglio direi la fusione fra pubblico e musicisti. Gli urletti di incitamento che ogni tanto si alzano nel locale durante un assolo fanno parte dell'assolo, fanno musica anch'essi. E così gli "yes indeed!" del batterista, nonchè leader del gruppo che sta suonando.
Prendo una Heineken e mentre la sorseggio chiacchiero con il tizio che raccoglie i soldi all'entrata. E' un DJ della radio locale, WWOZ 90.7 FM, anche questa leggendaria, con cui mi sono svegliato tutte le mattine grazie alla radiosveglia in albergo. Gli dico che sono arrivato da Donna's grazie al libro di Walker e mi stupisce sapere che lui non sappia di questo libro, dove si parla del posto in cui lavora.
Mi chiede se suono e da dove vengo. A Washington o a New York mi chiedono di solito da dove vengo e cosa faccio, qui la prima domanda è se suono e poi da dove vengo e, forse, dopo, anche che faccio... Mi chiede anche se in Italia c'è il jazz, gli dico che c'è, è anche abbastanza popolare. Però, dico, ad esempio nella mia città c'è un solo locale dove si suona jazz. Mi guarda come se gli avessi detto "sai, da dove vengo io la gente muore di fame e spesso è costretta al cannibalismo per sopravvivere". Abbandona lo sguardo pieno di compassione quando gli dico che da qualche parte in Italia c'è anche un grande festival di jazz a cui partecipano nomi importanti ogni anno, si fa scrivere su un biglietto il nome del festival e si ripromette di andare a cercarlo su Internet.
Se andate a New Orleans vi raccomanderanno certamente il "Muffuletta Sandwich" della Central Grocery. Il posto è un negozio di alimentari, come quelli che c'erano in Italia fino a una decina di anni fa o poco più e che ora stanno scomparendo inghiottiti dalle grandi catene. In più rispetto al nostro negozio di alimentari ha il posto per sedersi a mangiare. Questo famoso muffuletta sandwich pare sia una cosa italiana e, in effetti, ne ha la aspetto e anche il sapore. E' un pane bianco, imbottito con salame, mortadella e sottoli. Squisito!
Ma un'altra cosa da non perdere, seppur meno nota, è il "Ferdi's Special" di "Mother's". Trattasi di un panino gigante con dentro il "miglior prosciutto al forno al Mondo". Lo scopro gironzolando nei dintorni dell'hotel, e devo dire che è decisamente degno di nota. In più Mother's è fuori dagli itinerari turistici ed è frequentato soprattutto da gente del posto. E' una di quelle bettole in cui non si bada ai dettagli o al contorno, ma si va alla sostanza e i sapori non si risparmiano.
