mercoledì 5 novembre 2008

venerdì 3 ottobre 2008

lunedì 18 agosto 2008

Le Olimpiadi a stelle strisce

Le Olimpiadi a stelle e strisce sono molto diverse da quelle tricolori.
Intanto, da qui a Pechino ci sono 12 ore di fuso orario e allora quasi tutto è già successo quando la mattina apri le pagine web e vai a cercare le notizie.
E le notizie sulle pagine web americane parlano solo degli atleti americani.
In Italia non abbiamo idea di cosa sia il nazionalismo, il patriottismo o come dir si voglia. C'è il legame ai colori azzurri, certamente; si seguono i nostri atleti, le nostre nazionali più di quelle degli altri, si esaltano i nostri campioni e via dicendo. Ma a leggere i giornali e sentire le TV da queste parti ci sembrerebbe di essere tornati indietro di settanta anni, all'esaltazione fascista della Patria Italia.
Personalmente non ho grande simpatia per le patrie, "nei miti della Patria Dio è morto" cantava il poeta... E ho qualche altra citazione sulla punta della lingua in fatto di patria, ma adesso non mi viene ("imagine there's no countries"? no, ce n'è anche un'altra).
La Patria qui è ovunque. Le bandiere nazionali che da noi si vedono solo quando vinciamo i mondiali di calcio e garriscono davanti ai palazzi istituzionali, qui le mette la gente davanti alla porta di casa.
Gli stadi e i palazzetti dello sport ne sono pieni e si canta l'inno prima dell'inizio di ogni partita di qualunque sport, giù il cappello dalla testa e sguardo fiero rivolto alla bandiera.
Ora, fin qui niente da obiettare, Paese che vai usanza che trovi...
Ma che dire del fatto che loro il medagliere lo fanno in modo da essere primi? La Cina è prima, attualmente, perchè ha vinto più ori, si sa! Viene prima chi ha vinto più ori, poi a parità si contano gli argenti e a parità i bronzi... Loro no! Loro contano solo il totale delle medaglie. Perchè? Per mettere la loro bella bandierina prima nel medagliere!
...e anche qui, non siamo d'accordo, ma ci si può adeguare...

Ma c'è una cosa, e qui chiudo, che davvero non si può accettare.
I 100 metri, dai tempi di Ben Johnson e Carl Lewis non ho mai perso la finale dei 100 metri. Ho atteso a volte ore e ore in piena notte per quei 10 secondi che decretano l'uomo più veloce del Mondo.
Quest'anno black out totale: Tyson Gay, l'americano fra i favoriti, esce in semifinale. La finale non vale la pena di essere vista. Niente diretta, niente differita, niente traccia nei notiziari. Solo dopo qualche ora la notizia e qualche foto su Internet.
Un record del mondo battutto in maniera spettacolare da un tal signor Bolt... Ma è giamaicano: la partita di hockey su prato femminile è decisamente più interessante, gioca la nazionale del più grande Paese del Mondo!

martedì 22 luglio 2008

Gli americani e la Geografia

Si dice a volte che gli americani imparano la geografia bombardando i Paesi.

Forse è per questo che, non essendoci stati di recente interventi militari a stelle e strisce in Europa occidentale, il commesso di un negozio di scarpe, quando gli dico che sono italiano, mi risponde "Ah, mi dispiace, non parlo francese... Ma vieni da vicino Parigi?".

D'altra parte, neanche al soldato McCain, veterano di guerra e candidato dei Repubblicani alle Presidenziali 2008, le idee sono ancora molto chiare. In diverse occasioni ha fatto riferimento alla Cecoslovacchia, scomparsa nel 1993. Una volta conquistata la nomination dopo le primarie ha dichiarato: "Adesso comincerò la mia campagna elettorale: visiterò tutte e 13 le colonie!".

E fin qui solo problemi di aggiornamento, giustificabili considerata la veneranda età...

Ma che dire delle preoccupazioni espresse questa mattina in un'intervista ABC a proposito del confine Iraq-Pakistan?!

giovedì 3 luglio 2008

Premio Brillante Weblog

Inaspettato e graditissimo, mi è stato virtualmente consegnato il "Brillante Weblog 2008".
Ringrazio di cuore Francesca "Cicabuma" per il riconoscimento e le belle parole spese.

Il BRILLANTE WEBLOG è un premio attribuito a quei blog che si sono distinti per i contenuti o per l'estetica, con l'intento di promuoverli e incoraggiarne la diffusione virtuale.
Le regole sono queste:
1. Chi viene "nominato" deve scrivere un post sull'argomento, citando l'autore della nomina e indicando il link del suo blog.
2. Nominare a propria volta almeno 7 blog, indicandone nell'articolo i link e avvisando i lor gestori del premio.
3. Esibire, ma questo è facoltativo, il profilo-foto di chi ha nominato e di chi è stato nominato.

Adesso, da regolamento, dovrei procedere a nominare ben 7 blog, ma non credo che raggiungerò il numero previsto. In ordine alfabetico premio:
  • cairoli.simplicissimus.it: pieno di chicche in giro per il Mondo, scritto bene e bei colori;
  • cicabuma.blogspot.com: un blog colorato e spensierato, sognante e rilassante; non lo premio solo per ricambiare, ma perché leggerlo è davvero sempre un piacere;
  • dirigentemente.blogspot.com : un blog molto interessante soprattutto per chi si occupa di scuola, ma ricco di spunti anche sull'attualità;
  • macchinepensanti.blogspot.com: il blog di un amico, nato da poco ma con un ottimo esordio, lo premio anche per incitarlo a continuare;
  • viaggiesapori.blogspot.com: già il titolo vale il premio; bellissime foto di piatti che sembrano squisiti, ma è un sito da acquolina.

giovedì 26 giugno 2008

New Orleans / 7

Il "French Market" non è esattamente quello che mi aspettavo. Invaso da bancarelle cinesi e souvenir, è difficile trovare qualcosa di locale. E' comunque piacevole passeggiarci, mentre ci si rinfresca con una "snowball" (quella che Lecce si chiama " 'rattata ", ghiaccio tritato con sciroppi a piacere) dai 100° F umidi di New Orleans.
Compro un disco firmato "Preservation Hall" e un kazoo da una delle poche bancarelle interessanti. Prendo anche qualcosa da un hippy, che ha magliette, vestiti, bandane con colori psichedelici e fa braccialetti con pietre e perline.

Caratteristiche di New Orleans sono le cosiddette "streetcar", i vecchi tram che sono ancora uno dei mezzi principali per muoversi nella città. Ne prendo una per andare al "Bayou Boogaloo Jazz Festival". In molti mi hanno consigliato i "Soul Rebels", che suonano alle 19. Ci sono tre palchi, è pieno di gente di tutti i colori e le età. Si balla, si beve, si mangia, si ascolta la musica seduti sul prato. Colpisce l'eterogeneità della platea e soprattutto la presenza di persone anziane che sembrano faticare a ogni passo, ma non volerne sapere di perdere l'occasione di un nuovo concerto. C'è una bella atmosfera e mi viene voglia di tornare per l'altro festival, il più noto, leggendario, "Jazz Fest".

Nel libro di Walker avevo letto di "Donna's", un locale ai confini del French Quarter. Ci ho passato l'ultima sera in città. Forse è stato il momento in cui più ho sentito "il jazz". Non è tanto l'esecuzione in sè, ma l'atmosfera, il rapporto che questi musicisti creano col pubblico, o meglio direi la fusione fra pubblico e musicisti. Gli urletti di incitamento che ogni tanto si alzano nel locale durante un assolo fanno parte dell'assolo, fanno musica anch'essi. E così gli "yes indeed!" del batterista, nonchè leader del gruppo che sta suonando.
Prendo una Heineken e mentre la sorseggio chiacchiero con il tizio che raccoglie i soldi all'entrata. E' un DJ della radio locale, WWOZ 90.7 FM, anche questa leggendaria, con cui mi sono svegliato tutte le mattine grazie alla radiosveglia in albergo. Gli dico che sono arrivato da Donna's grazie al libro di Walker e mi stupisce sapere che lui non sappia di questo libro, dove si parla del posto in cui lavora.
Mi chiede se suono e da dove vengo. A Washington o a New York mi chiedono di solito da dove vengo e cosa faccio, qui la prima domanda è se suono e poi da dove vengo e, forse, dopo, anche che faccio... Mi chiede anche se in Italia c'è il jazz, gli dico che c'è, è anche abbastanza popolare. Però, dico, ad esempio nella mia città c'è un solo locale dove si suona jazz. Mi guarda come se gli avessi detto "sai, da dove vengo io la gente muore di fame e spesso è costretta al cannibalismo per sopravvivere". Abbandona lo sguardo pieno di compassione quando gli dico che da qualche parte in Italia c'è anche un grande festival di jazz a cui partecipano nomi importanti ogni anno, si fa scrivere su un biglietto il nome del festival e si ripromette di andare a cercarlo su Internet.

Se andate a New Orleans vi raccomanderanno certamente il "Muffuletta Sandwich" della Central Grocery. Il posto è un negozio di alimentari, come quelli che c'erano in Italia fino a una decina di anni fa o poco più e che ora stanno scomparendo inghiottiti dalle grandi catene. In più rispetto al nostro negozio di alimentari ha il posto per sedersi a mangiare. Questo famoso muffuletta sandwich pare sia una cosa italiana e, in effetti, ne ha la aspetto e anche il sapore. E' un pane bianco, imbottito con salame, mortadella e sottoli. Squisito!
Ma un'altra cosa da non perdere, seppur meno nota, è il "Ferdi's Special" di "Mother's". Trattasi di un panino gigante con dentro il "miglior prosciutto al forno al Mondo". Lo scopro gironzolando nei dintorni dell'hotel, e devo dire che è decisamente degno di nota. In più Mother's è fuori dagli itinerari turistici ed è frequentato soprattutto da gente del posto. E' una di quelle bettole in cui non si bada ai dettagli o al contorno, ma si va alla sostanza e i sapori non si risparmiano.

mercoledì 18 giugno 2008

Bourbon Street - New Orleans / 6

Sono passate ormai settimane dal viaggio a New Orleans.
La memoria non mi accompagna più e gli appunti sul taccuino non sono abbastanza per farla ritornare. E allora mi trovo costretto, negli ultimi post sulla Città Crescente, a rinunciare all'ordine cronologico e andare per luoghi.

Cominciamo dalla celeberrima Bourbon Street, che verso sera si chiude al traffico e si prepara al caos. Ci sono passato, credo, tutte le sere, e una notte intera l'ho trascorsa lì.
Devo dire che la prima volta Bourbon St. stupisce ed entusiasma, la seconda diverte, la terza quasi annoia. Almeno questo è l'effetto che ha avuto su di me. La gente del posto non la frequenta più di tanto, fatta eccezione per un paio di locali dove si suona buona musica. Di questi uno è la "Preservation Hall", una stanzetta quadrata piena di gente tutte le sere, uno dei luoghi culto del jazz. L'altro è il "Funcky Pirate" dove si esibisce il "grande in tutti i sensi" Big Al Carson (guardare per credere). Stimato intorno alle 550 libre, il grande Al canta quasi tutte le sere e riempe il locale, diverte con il suo dialogo continuo col pubblico e incanta con la sua gran voce. E il Funky Pirate se lo tiene stretto ("International Known, Home Grown, Funcky Pirate Own").

Per il resto, Bourbon St. è un delirio alcolico, pieno di ragazze che si ubriacano e saltano da un locale all'altro ballando o baciando il primo (o i primi) che passano, di addii al nubilato e donne più o meno giovani in cerca di una notte di "trasgressione". Ovviamente, è di conseguenza pieno di ragazzi altrettanto ubriachi che fanno di tutto per approfittarne, toccare quello che più possono ecc. Per i meno intraprendenti, poi, ci sono sempre le "shot girls" (lo shot è il cicchetto) che girano per i locali con provette colorate, che poi versano con la bocca a chi le chiede, con relativo balletto, per soli 3$ (ma a volte ne versano due o tre contemporaneamente, oppure se ne fanno offrire una, col risultato che presto sono anche loro brille, insomma un circuito vizioso!).
Per la strada, poi, nel passaggio da un locale all'altro, le orde si fermano sotto i balconi che vengono presi in affitto e dove la gente trascorre la notte a guardar passare le persone di sotto e lanciare perline a chi urla, balla o si spoglia... E di questo ho già detto.

A completare il quadretto dei personaggi di Bourbon St. ci sono i Jesus Lovers, amanti di Gesù che ogni sera protestano contro la degenerazione della Strada, prendendosela un po' con tutti, dai gay ai fornicatori, dai bevitori alle ballerine ecc., brandendo la loro brava croce, finché non si chiude il sipario e anche per loro si fa mattina ed è ora di riposarsi e prepararsi per la prossima notte.