giovedì 4 dicembre 2008

Miami, FL


Dopo tanto tempo un nuovo viaggio e un nuovo post.
Mi alzo una mattina, circa un mese fa, con in testa l'idea di partire, destinazione Miami! La selezione è per esclusione: non ho abbastanza tempo per la California, non ho voglia del vento di Chicago, mi risparmio volentieri il gelo che in questa stagione comincia ad avvolgere Boston.
Dopo quasi un anno intero trascorso a Washington, Miami è la scelta giusta! Trovata ottima offerta per il volo e ostello a due isolati dalla spiaggia: il "Thanksgiving Weekend" si passa in Florida.
Memore della mia esperienza di New Orleans, cerco racconti di chi è passato prima di me per Miami, evitando guide turistiche e itinerari preconfezionati per i consumatori di questa distruttiva industria che è il turismo di massa.
La ricerca non dà, tuttavia, i risultati sperati: sembra che su Miami non sia stato scritto granchè. Mi accontento di qualche indicazione di carattere culinario e di un paio di nomi di parchi naturali appuntati sul taccuino. Guardo un paio di episodi di CSI in cerca di "landmarks" e impaziente di raggiungere la nuova meta (al mio ritorno ho poi scoperto un'altra serie TV, stesso genere e stessa città, ma molto più bella e che consiglio: "Dexter").

La prima mattina a Miami Beach è deludente. Dopo un breve giro di ricognizione comincio a chiedermi "perchè questo posto è così famoso e piace a tanti? e soprattutto cosa ci sono venuto a fare?". Ci sono locali notturni e ristoranti, tanti negozi e la spiaggia. Poco da fotografare, niente da esplorare o scoprire: è tutto lì, già pronto e servito.
La decisione allora è presa: spiaggia, sole e mare. Miami non ha niente di speciale in realtà, non è una città stimolante e più volte ho sentito associare la parola "superficiale" a questo posto. Non sembra esserci una vita culturale particolarmente attiva (eccezion fatta per qualche evento annuale come Art Basel attualmente in corso e un festival di musica elettronica o qualcosa di simile).
Miami è però senz'altro una città divertente, in cui godersi la spiaggia e la vita notturna. Una volta capito questo la mia vacanza diventa molto piacevole e rilassante, quello che ci vuole dopo un anno e soprattutto un'estate intera di lavoro.

Ho passeggiato su Ocean Drive e Lincoln Road, sorseggiato un Martini Dry al "super chic" Delano Hotel e mi sono goduto l'idromassaggio con vista sulla baia e sui palazzi di Downtown a casa di amici.
Da Puerto Sagua, su Collins Ave, ho fatto colazione con "cafe con leche", che per qualche motivo agli americani non viene mai di chiamarlo in inglese ("caffelatte, what is that? milk and coffee? who would have ever thought? milk and coffee mixed together, what an amazing drink!" Larry David): la stessa cosa che bevo ogni mattina, ma a Miami la si chiama in spagnolo, a New Orleans in francese e da Starbucks in italiano.
Ho fatto per la prima volta il bagno in un Oceano; ho percorso 14 miglia in bici su una strada circondata da paludi nella Shark Valley dell'Everglades Park, con gli alligatori a prendere il sole e a quanto pare non molto interessati dalle potenziali prede sue due ruote.
Ho visto il tramonto dalle "Keys" e i pellicani pescare nel mare; i vecchi esuli cubani che qualche mese fa festeggiavano la 'fine' di Castro giocare a domino e fumare il sigaro sulla Calle Ocho a Little Havana. Ho mangiato "ropa vieja" e bevuto "batido de mamey" e posso dire adesso di essere stato anche nel Nord del Sud America, nella "Big Orange", nel Sunshine State, in Miami, FL.

mercoledì 5 novembre 2008

venerdì 3 ottobre 2008

lunedì 18 agosto 2008

Le Olimpiadi a stelle strisce

Le Olimpiadi a stelle e strisce sono molto diverse da quelle tricolori.
Intanto, da qui a Pechino ci sono 12 ore di fuso orario e allora quasi tutto è già successo quando la mattina apri le pagine web e vai a cercare le notizie.
E le notizie sulle pagine web americane parlano solo degli atleti americani.
In Italia non abbiamo idea di cosa sia il nazionalismo, il patriottismo o come dir si voglia. C'è il legame ai colori azzurri, certamente; si seguono i nostri atleti, le nostre nazionali più di quelle degli altri, si esaltano i nostri campioni e via dicendo. Ma a leggere i giornali e sentire le TV da queste parti ci sembrerebbe di essere tornati indietro di settanta anni, all'esaltazione fascista della Patria Italia.
Personalmente non ho grande simpatia per le patrie, "nei miti della Patria Dio è morto" cantava il poeta... E ho qualche altra citazione sulla punta della lingua in fatto di patria, ma adesso non mi viene ("imagine there's no countries"? no, ce n'è anche un'altra).
La Patria qui è ovunque. Le bandiere nazionali che da noi si vedono solo quando vinciamo i mondiali di calcio e garriscono davanti ai palazzi istituzionali, qui le mette la gente davanti alla porta di casa.
Gli stadi e i palazzetti dello sport ne sono pieni e si canta l'inno prima dell'inizio di ogni partita di qualunque sport, giù il cappello dalla testa e sguardo fiero rivolto alla bandiera.
Ora, fin qui niente da obiettare, Paese che vai usanza che trovi...
Ma che dire del fatto che loro il medagliere lo fanno in modo da essere primi? La Cina è prima, attualmente, perchè ha vinto più ori, si sa! Viene prima chi ha vinto più ori, poi a parità si contano gli argenti e a parità i bronzi... Loro no! Loro contano solo il totale delle medaglie. Perchè? Per mettere la loro bella bandierina prima nel medagliere!
...e anche qui, non siamo d'accordo, ma ci si può adeguare...

Ma c'è una cosa, e qui chiudo, che davvero non si può accettare.
I 100 metri, dai tempi di Ben Johnson e Carl Lewis non ho mai perso la finale dei 100 metri. Ho atteso a volte ore e ore in piena notte per quei 10 secondi che decretano l'uomo più veloce del Mondo.
Quest'anno black out totale: Tyson Gay, l'americano fra i favoriti, esce in semifinale. La finale non vale la pena di essere vista. Niente diretta, niente differita, niente traccia nei notiziari. Solo dopo qualche ora la notizia e qualche foto su Internet.
Un record del mondo battutto in maniera spettacolare da un tal signor Bolt... Ma è giamaicano: la partita di hockey su prato femminile è decisamente più interessante, gioca la nazionale del più grande Paese del Mondo!

martedì 22 luglio 2008

Gli americani e la Geografia

Si dice a volte che gli americani imparano la geografia bombardando i Paesi.

Forse è per questo che, non essendoci stati di recente interventi militari a stelle e strisce in Europa occidentale, il commesso di un negozio di scarpe, quando gli dico che sono italiano, mi risponde "Ah, mi dispiace, non parlo francese... Ma vieni da vicino Parigi?".

D'altra parte, neanche al soldato McCain, veterano di guerra e candidato dei Repubblicani alle Presidenziali 2008, le idee sono ancora molto chiare. In diverse occasioni ha fatto riferimento alla Cecoslovacchia, scomparsa nel 1993. Una volta conquistata la nomination dopo le primarie ha dichiarato: "Adesso comincerò la mia campagna elettorale: visiterò tutte e 13 le colonie!".

E fin qui solo problemi di aggiornamento, giustificabili considerata la veneranda età...

Ma che dire delle preoccupazioni espresse questa mattina in un'intervista ABC a proposito del confine Iraq-Pakistan?!

giovedì 3 luglio 2008

Premio Brillante Weblog

Inaspettato e graditissimo, mi è stato virtualmente consegnato il "Brillante Weblog 2008".
Ringrazio di cuore Francesca "Cicabuma" per il riconoscimento e le belle parole spese.

Il BRILLANTE WEBLOG è un premio attribuito a quei blog che si sono distinti per i contenuti o per l'estetica, con l'intento di promuoverli e incoraggiarne la diffusione virtuale.
Le regole sono queste:
1. Chi viene "nominato" deve scrivere un post sull'argomento, citando l'autore della nomina e indicando il link del suo blog.
2. Nominare a propria volta almeno 7 blog, indicandone nell'articolo i link e avvisando i lor gestori del premio.
3. Esibire, ma questo è facoltativo, il profilo-foto di chi ha nominato e di chi è stato nominato.

Adesso, da regolamento, dovrei procedere a nominare ben 7 blog, ma non credo che raggiungerò il numero previsto. In ordine alfabetico premio:
  • cairoli.simplicissimus.it: pieno di chicche in giro per il Mondo, scritto bene e bei colori;
  • cicabuma.blogspot.com: un blog colorato e spensierato, sognante e rilassante; non lo premio solo per ricambiare, ma perché leggerlo è davvero sempre un piacere;
  • dirigentemente.blogspot.com : un blog molto interessante soprattutto per chi si occupa di scuola, ma ricco di spunti anche sull'attualità;
  • macchinepensanti.blogspot.com: il blog di un amico, nato da poco ma con un ottimo esordio, lo premio anche per incitarlo a continuare;
  • viaggiesapori.blogspot.com: già il titolo vale il premio; bellissime foto di piatti che sembrano squisiti, ma è un sito da acquolina.

giovedì 26 giugno 2008

New Orleans / 7

Il "French Market" non è esattamente quello che mi aspettavo. Invaso da bancarelle cinesi e souvenir, è difficile trovare qualcosa di locale. E' comunque piacevole passeggiarci, mentre ci si rinfresca con una "snowball" (quella che Lecce si chiama " 'rattata ", ghiaccio tritato con sciroppi a piacere) dai 100° F umidi di New Orleans.
Compro un disco firmato "Preservation Hall" e un kazoo da una delle poche bancarelle interessanti. Prendo anche qualcosa da un hippy, che ha magliette, vestiti, bandane con colori psichedelici e fa braccialetti con pietre e perline.

Caratteristiche di New Orleans sono le cosiddette "streetcar", i vecchi tram che sono ancora uno dei mezzi principali per muoversi nella città. Ne prendo una per andare al "Bayou Boogaloo Jazz Festival". In molti mi hanno consigliato i "Soul Rebels", che suonano alle 19. Ci sono tre palchi, è pieno di gente di tutti i colori e le età. Si balla, si beve, si mangia, si ascolta la musica seduti sul prato. Colpisce l'eterogeneità della platea e soprattutto la presenza di persone anziane che sembrano faticare a ogni passo, ma non volerne sapere di perdere l'occasione di un nuovo concerto. C'è una bella atmosfera e mi viene voglia di tornare per l'altro festival, il più noto, leggendario, "Jazz Fest".

Nel libro di Walker avevo letto di "Donna's", un locale ai confini del French Quarter. Ci ho passato l'ultima sera in città. Forse è stato il momento in cui più ho sentito "il jazz". Non è tanto l'esecuzione in sè, ma l'atmosfera, il rapporto che questi musicisti creano col pubblico, o meglio direi la fusione fra pubblico e musicisti. Gli urletti di incitamento che ogni tanto si alzano nel locale durante un assolo fanno parte dell'assolo, fanno musica anch'essi. E così gli "yes indeed!" del batterista, nonchè leader del gruppo che sta suonando.
Prendo una Heineken e mentre la sorseggio chiacchiero con il tizio che raccoglie i soldi all'entrata. E' un DJ della radio locale, WWOZ 90.7 FM, anche questa leggendaria, con cui mi sono svegliato tutte le mattine grazie alla radiosveglia in albergo. Gli dico che sono arrivato da Donna's grazie al libro di Walker e mi stupisce sapere che lui non sappia di questo libro, dove si parla del posto in cui lavora.
Mi chiede se suono e da dove vengo. A Washington o a New York mi chiedono di solito da dove vengo e cosa faccio, qui la prima domanda è se suono e poi da dove vengo e, forse, dopo, anche che faccio... Mi chiede anche se in Italia c'è il jazz, gli dico che c'è, è anche abbastanza popolare. Però, dico, ad esempio nella mia città c'è un solo locale dove si suona jazz. Mi guarda come se gli avessi detto "sai, da dove vengo io la gente muore di fame e spesso è costretta al cannibalismo per sopravvivere". Abbandona lo sguardo pieno di compassione quando gli dico che da qualche parte in Italia c'è anche un grande festival di jazz a cui partecipano nomi importanti ogni anno, si fa scrivere su un biglietto il nome del festival e si ripromette di andare a cercarlo su Internet.

Se andate a New Orleans vi raccomanderanno certamente il "Muffuletta Sandwich" della Central Grocery. Il posto è un negozio di alimentari, come quelli che c'erano in Italia fino a una decina di anni fa o poco più e che ora stanno scomparendo inghiottiti dalle grandi catene. In più rispetto al nostro negozio di alimentari ha il posto per sedersi a mangiare. Questo famoso muffuletta sandwich pare sia una cosa italiana e, in effetti, ne ha la aspetto e anche il sapore. E' un pane bianco, imbottito con salame, mortadella e sottoli. Squisito!
Ma un'altra cosa da non perdere, seppur meno nota, è il "Ferdi's Special" di "Mother's". Trattasi di un panino gigante con dentro il "miglior prosciutto al forno al Mondo". Lo scopro gironzolando nei dintorni dell'hotel, e devo dire che è decisamente degno di nota. In più Mother's è fuori dagli itinerari turistici ed è frequentato soprattutto da gente del posto. E' una di quelle bettole in cui non si bada ai dettagli o al contorno, ma si va alla sostanza e i sapori non si risparmiano.