giovedì 5 marzo 2009

How y'all doin'?


Incoronata capitale mondiale della musica dal vivo, città al Mondo con la più alta percentuale pro capite di musica live, città "alternativa", meta di autostoppisti e hippies. Questa è Austin, capitale del Texas, dove la gente per strada ti saluta e negli autobus ti parla e quanto ci si incontra ci si dice cose strane tipo "hey, how y'all doin'?" o "hi y'all!".
Insomma, un posto da vedere e vivere, da South Congress Ave con i suoi caffè e il Continental Club e i negozi di stivali da cowboy, all'imponente sede del Cogresso in "stile Washington". Dal barbecue di "Iron Works" alla mitica serata di "Chicken Shit Bingo" del Ginny's Little Longhorn Saloon.

Qualche foto sperando di rendere almeno un po' l'atmosfera...

domenica 1 febbraio 2009

Chinese New Year Parade, Chinatown DC


Qualche foto dalla parata di questo pomeriggio, a Chinatown, per celebrare il Capodanno Cinese.
Copritevi le orecchie per i fuochi d'artificio!!! ....anzi no, potete non coprirle affatto perchè c'è una fuga di gas e il capo dei vigili del fuoco ha deciso che non è il caso di accendere la miccia...

mercoledì 28 gennaio 2009

Foto di Puerto Rico

Sono on-line le foto di Puerto Rico!
Clicca qui per vedere una presentazione a schermo intero.

domenica 25 gennaio 2009

La Storia... vista da Puerto Rico

Un anno, forse più, in attesa del 20 gennaio 2009.
Un anno, forse più, in attesa che finisse il calvario della presidenza Bush.
Da quella notte di festa del 4 novembre, in attesa che i miei nuovi vicini finalmente mettessero piede nella Casa Bianca.
Più di due mesi ad aspettare questo momento storico, consapevole che un giorno avrei potuto raccontare ai miei nipoti che quando Barack Obama diventava il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d'America, il primo nero, io c'ero!

...beh, ai miei nipoti dovrò raccontare qualcos'altro...
Mentre la Storia faceva il suo corso a pochi isolati da casa mia, io mangiavo costolette di maiale a "La Bombonera" in Calle San Franisco a San Juan Viejo, Puerto Rico.
Non capita spesso di avere quattro giorni di vacanza uno dietro l'altro; e poi il freddo, la confusione, il tutto per assistere alla Storia che si compie su un maxi schermo? Il tutto per poi raccontarlo a dei pargoli che, nella migliore delle ipotesi, non vedrano la luce prima di una cinquantina d'anni, e magari mentre io starò lì a raccontare rideranno pure sotto i baffi del nonno rimbabito che racconta sempre le stesse storie? Thanks, but no thanks!
Ho scelto il mare e il sole e la spiaggia caraibica di Puerto Rico, e non posso certo dire di essermene pentito.

Trascorro il primo giorno a San Juan, la capitale di questa piccola isola, territorio degli Stati Uniti e serbatoio di giovani ispanici da mandare alla guerra. Ce n'è diversi con me sull'aereo da Atlanta, e vengono accolti dalle famiglie con grande entusiasmo. In verità, tutti i passeggeri vengono accolti con un calore e clamori che non vedi, solitamente, all'uscita degli aeroporti washingtoniani.
A San Juan è in corso la Fiesta de la Calle San Sebastian: un fiume di gente nelle strade, con percussioni e trombe ad ogni angolo, a suonare e danzare, a bere e mangiare empanadas, fritte per la strada inondata dal profumo. Mentre sul grande prato che porta al forte in riva al mare, i bambini fanno volare gli aquiloni finchè non fa buio.

Gli altri due giorni li passo a Culebra, una minuscola isola a un'ora e mezzo di traghetto da Puerto Rico. Le foto (nel prossimo post) dicono di più di questo piccolo paradiso terrestre di quanto non possano dire le parole. Dirò solo che a due passi dal piccolo porto c'è "The Spot", dove un italo-svizzero e sua moglie servono pocket pitas e caffè espresso e garantiscono che si vive meglio in questo pezzo di terra di 11 chilometri per 5 in mezzo all'Atlantico che a Lugano.

Il tempo di tornare arriva troppo presto. Sul volo da San Juan ad Atlanta il cielo offre lo spettacolo di un coloratissimo tramonto, ignorato dagli occhi dei passeggeri fissi su schermi vari, come ipnotizzati dalla tecnologia, e impegnati a produrre ogni sorta di beep e click. Almeno finchè anche il tramonto non lo venderanno su iTunes...

lunedì 5 gennaio 2009

Ad Alex Hayun Lee, che dalla cima di un colle ora guarda la Virginia

Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a Te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo Cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle


(Fabrizio De Andrè - Preghiera in Gennaio)

giovedì 4 dicembre 2008

Miami, FL


Dopo tanto tempo un nuovo viaggio e un nuovo post.
Mi alzo una mattina, circa un mese fa, con in testa l'idea di partire, destinazione Miami! La selezione è per esclusione: non ho abbastanza tempo per la California, non ho voglia del vento di Chicago, mi risparmio volentieri il gelo che in questa stagione comincia ad avvolgere Boston.
Dopo quasi un anno intero trascorso a Washington, Miami è la scelta giusta! Trovata ottima offerta per il volo e ostello a due isolati dalla spiaggia: il "Thanksgiving Weekend" si passa in Florida.
Memore della mia esperienza di New Orleans, cerco racconti di chi è passato prima di me per Miami, evitando guide turistiche e itinerari preconfezionati per i consumatori di questa distruttiva industria che è il turismo di massa.
La ricerca non dà, tuttavia, i risultati sperati: sembra che su Miami non sia stato scritto granchè. Mi accontento di qualche indicazione di carattere culinario e di un paio di nomi di parchi naturali appuntati sul taccuino. Guardo un paio di episodi di CSI in cerca di "landmarks" e impaziente di raggiungere la nuova meta (al mio ritorno ho poi scoperto un'altra serie TV, stesso genere e stessa città, ma molto più bella e che consiglio: "Dexter").

La prima mattina a Miami Beach è deludente. Dopo un breve giro di ricognizione comincio a chiedermi "perchè questo posto è così famoso e piace a tanti? e soprattutto cosa ci sono venuto a fare?". Ci sono locali notturni e ristoranti, tanti negozi e la spiaggia. Poco da fotografare, niente da esplorare o scoprire: è tutto lì, già pronto e servito.
La decisione allora è presa: spiaggia, sole e mare. Miami non ha niente di speciale in realtà, non è una città stimolante e più volte ho sentito associare la parola "superficiale" a questo posto. Non sembra esserci una vita culturale particolarmente attiva (eccezion fatta per qualche evento annuale come Art Basel attualmente in corso e un festival di musica elettronica o qualcosa di simile).
Miami è però senz'altro una città divertente, in cui godersi la spiaggia e la vita notturna. Una volta capito questo la mia vacanza diventa molto piacevole e rilassante, quello che ci vuole dopo un anno e soprattutto un'estate intera di lavoro.

Ho passeggiato su Ocean Drive e Lincoln Road, sorseggiato un Martini Dry al "super chic" Delano Hotel e mi sono goduto l'idromassaggio con vista sulla baia e sui palazzi di Downtown a casa di amici.
Da Puerto Sagua, su Collins Ave, ho fatto colazione con "cafe con leche", che per qualche motivo agli americani non viene mai di chiamarlo in inglese ("caffelatte, what is that? milk and coffee? who would have ever thought? milk and coffee mixed together, what an amazing drink!" Larry David): la stessa cosa che bevo ogni mattina, ma a Miami la si chiama in spagnolo, a New Orleans in francese e da Starbucks in italiano.
Ho fatto per la prima volta il bagno in un Oceano; ho percorso 14 miglia in bici su una strada circondata da paludi nella Shark Valley dell'Everglades Park, con gli alligatori a prendere il sole e a quanto pare non molto interessati dalle potenziali prede sue due ruote.
Ho visto il tramonto dalle "Keys" e i pellicani pescare nel mare; i vecchi esuli cubani che qualche mese fa festeggiavano la 'fine' di Castro giocare a domino e fumare il sigaro sulla Calle Ocho a Little Havana. Ho mangiato "ropa vieja" e bevuto "batido de mamey" e posso dire adesso di essere stato anche nel Nord del Sud America, nella "Big Orange", nel Sunshine State, in Miami, FL.

mercoledì 5 novembre 2008